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FEEDER SUL METAURO A FOSSOMBRONE

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“O del grand’Apennino…. figlio picciolo sì ma glorioso,. e di nome più chiaro assai che d’onde;  fugace peregrino  a queste tue cortesi amiche sponde  per sicurezza vengo e per riposo.
L’alta Quercia che tu bagni e feconde  con dolcissimi umori, ond’ella spiega  i rami sì ch’i monti e i mari ingombra”
Inizia con questi versi la “Canzone al Metauro” scritta nel 1578 da Torquato Tasso, dopo essere fuggito dal convento di S. Francesco e aver lasciato Ferrara. La lirica è un omaggio celebrativo al Duca Francesco Maria della Rovere, prendendo a pretesto il dialogo col fiume Metauro che nasce sull’Appennino ed è un piccolo corso d’acqua, di grande fama perché vide nel 207 a.C. un’importante battaglia tra Romani e Cartaginesi nella seconda guerra punica.
Questo fiume caro a Tasso è un corso d’acqua caro anche allo scrivente, in quanto proprio da queste sponde, circa quattro anni fa, partì la fortunata serie Tv “Feeder in Tour”, giunta alla sua quarta stagione. Un fiume che nel corso degli anni ha saputo regalarmi sempre delle forti e intense emozioni con catture mozzafiato come quella di un super barbo effettuata proprio in occasione delle riprese della prima puntata della serie.

Il Metauro che ha origine nell’Alpe della Luna dai due rami sorgivi Meta e Auro, dai quali prende il nome, l’intero corso del fiume, dopo la confluenza del Candigliano scorre in un’ampia vallata e, attraverso fertili piane alluvionali, sfocia nell’Adriatico a Sud di Fano, e con i suoi 110 km è il maggior corso d’acqua del Piceno.
L’abbiamo affrontato nel tratto che attraversa la stupenda cittadina di stampo medioevale: Fossombrone. In questo tratto possiamo trovare una profondità che va dal metro ai cinque metri, con una larghezza compresa tra i trenta e i quaranta metri, e poca corrente, tanto che per stare fermi sul fondo bastano pasturatori anche inferiori ai venti grammi.

La presenza soprattutto nel periodo estivo di una notevole quantità di novellame come alborelle, barbetti e cavedanelli, ci fa escludere tra le tecniche del feeder fishing quella classica, poiché le esche innescate su di un terminale libero sarebbero attaccate dai piccoli pesci ancor prima di toccare il fondo, per questo motivo sono consigliate il method e il pellet feeder. In questa sessione abbiamo preferito quest’ultima, utilizzando un open end inline di Nisa, opportunamente modificato con del nastro adesivo, riempito per tre quarti di bigattini e a chiudere un sottile strato di pastura, cosi come si può dal box tecnico, nel quale sono rappresentate le varie fasi dell’innesco e l’effetto che otterremo una volta che il feeder abbia raggiunto il fondo. Come potrete osservare nella fase di lancio e discesa il nostro innesco essendo nascosto all’interno non potrà essere attaccato dalla minutaglia, e una volta sul fondo si confonderà nel mix composto da pastura e bigattini.

Pescando con poca corrente e utilizzando pasturatori intorno ai venti grammi sono da preferire canne ad azione light e medium-light da 12”, anche perché essendo il fiume in questo tratto non più largo di 40 metri, non saranno necessari lanci a lunga distanza. Nell’occasione abbiamo preferito la dodici piedi medium-light della serie Galaxy e la 12” light Concept Tb, alle quali abbiamo abbinato il Toda 6500 e il nuovissimo Venum 4500, mulinelli riempieti con il solito assetto Gorilla Feeder dello 0,18 e shock leader dello 0,25 del Tatanka Evo.

La giornata è stupenda dal punto di vista meteorologico ed anche il fiume si fa trovare in ottima forma con un intenso colore verde smeraldo, le condizioni per una divertente e fruttuosa sessione di pesca ci sono tutte.
Come anticipato pescheremo con due canne entrambe montate a pellet feeder, una a centro fiume e l’altra a pochi centimetri dalla sponda opposta, in una piccola ansa ricavata tra la fitta vegetazione. Le prime catture sono dei barbi che non superano il mezzo chilo, ma comunque divertenti in fase di recupero, taglia che fa ben sperare per il futuro di questo corso d’acqua. Poi due partenze poderose e violente annunciano che sono arrivati in pastura i cavedanosauri del Metauro, a seguire alcuni stupendi esemplari di Carassi dalla livrea dorata.

Anche questa volta questo splendido fiume marchigiano non ha deluso le attese, regalandoci un’altra bellissima giornata di pesca immersi in questo spettacolare angolo di paradiso.

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